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Martedì 20 Febbraio 2018

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Italiani o Siciliani? Da Fiorello a Buttafuoco, la voce è una: siamo Siciliani 

Da Fiorello a Buttafuoco, la voce è una: siamo Siciliani

 Articolo pubblicato su Time Sicilia

Il giorno dopo, come era prevedibile, tutti i giornali italiani dedicano grande spazio alla polemica scoppiata ieri con il Regno Unito. Più che polemica, noi l’abbiamo definita, la solita sceneggiata all’italiana. Il caso, come ormai sapete tutti, è quello di alcune scuole del Galles e dell’Inghilterra che nei moduli di iscrizione chiedono di specificare se si è: 1) Italian (any other) 2) Italian Sicilia 3) Italian Napoletan.

 

Cosa ne pensiamo noi ve lo abbiamo già detto. sui Nuovi Vespri.it  dove, con un po’ di ironia mista a speranza, abbiamo ringraziato gli inglesi per avere riconosciuto l’identità del popolo Siciliano e di quello Napoletano che, al di là di ogni retorica risorgimentale, restano due popoli a sé costretti con la violenza e con l’inganno a fare parte dell’Italia e nei quali non si è  mai sopita l’aspirazione all’indipendenza.

Su lavocedinewyork.com, invece, abbiamo fatto quattro passi nella storia per ripercorrere i legami dell’Inghilterra con la Sicilia, il ruolo degli inglesi nella spedizione dei Mille e la loro naturale propensione a considerare la Sicilia una entità a sé (qui potete leggere l’articolo pubblicato sul giornale online americano).

Oggi, escludendo a priori le litanie sulle discriminazioni (che non ci sono) e le balle risorgimentali, diamo spazio all’opinione di due siciliani molto noti: Fiorello e il giornalista Pietrangelo Buttafuoco. 

Il primo, con l’arma dell’allegria e con la sua indubbia intelligenza, non si è mostrato per nulla offeso. Anzi. Nella sua edicola Fiore, ha dato l’impressione di rifarsi a  Metternik e alla definizione che diede dell’Italia, ovvero nient’altro che “una espressione geografica”.

“Ma perché solo Italian Sicilian e Italian Napoletan? E i sardi e i pugliesi e i romani? ” ha ironizzato lo showman- “inserite anche loro!”

Buttafuoco, in una intervista rilaciata al Giornale, esprime lo stesso concetto di fondo: “Gli inglesi hanno ragione, la mia Sicilia non è Italia”. Per una volta, il giornalista, legato da un rapporto di amore e odio con la sua terra, evita di darle addosso. Anzi. Da persona colta quale è, conosce la differenza tra la nostra millenaria cultura (di cui va fiero) e la pessima politica: a questa si riferisce quando ne parla male.

Buttafuoco ricorda che gli inglesi hanno finanziato l’operazione Unità d’Italia perché la Sicilia era una potenza: “Nel periodo pre unitario la Sicilia era una realtà talmente evoluta da insidiare la supremazia britannica. Per questo gli inglesi sponsorizzano Garibaldi e l’Unità d’Italia, nella speranza, poi concretizzatasi, che ciò ridimensionasse le potenzialità del Regno Siciliano” dice Buttafuoco.

E ancora: “Noi in Sicilia siamo orgogliosi di sentirci diversamente italiani”. E chi lo può smentire? 

Ma, soprattutto, Buttafuoco considera divertente la notizia  e non manca di prendere in giro i risorgimentali: “Torino che voleva colonizzare Napoli e come se Lione volesse annettere Parigi”.

“Popongo un cin cin di riconciliazione a base di Marsala” conclude il giornalista siciliano che cita il Marsala, non a caso, trattandosi di un tipo di vino che deve le sue origini proprio agli inglesi definiti “pittoreschi, proprio come gli italiani”.

Insomma, non c’è indignazione, né offesa. Che è inutile e fuori luogo. Semmai una occasione per rispolverare un po’ di storia sui legami del Regno di sua Maestà con la Sicilia e sull’Unità d’Italia.

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