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Martedì 20 Febbraio 2018

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Emicrania: per combatterla ridurre gli zuccheri ed evitare il glutine


Time Sicilia

SALUTE E BENESSERE 2/ Parliamo di una patologia molto diffusa nel mondo e molto poco conosciuta: l’emicrania. Oggi si pensa che possa trattarsi di una malattia sistemica. Legata anche all’alimentazione. Per combatterla bisogna ridurre i picchi glicemici: ovvero ridurre i cibi a base di amidi. Il ruolo delle intolleranze e del glutine

di Maddalena Albanese

“L’emicrania è una patologia neurologica caratterizzata da cefalee ricorrenti da moderate a severe, associate a sintomi ad origine dal sistema nervoso autonomo”.

Così recita il dizionario online più consultato dagli internauti.

Ma cosa ci sta dietro la definizione concisa ed impersonale propria di un dizionario?

Ci sta un complesso di alterazioni biochimiche ed istologiche che interessa non soltanto le diramazioni nervose terminali del trigemino (le stesse che il paziente emicranico sarebbe felice che gli troncassero ad ogni singola crisi pur di non impazzire dal dolore), ma modifiche della capacità di assorbimento dei principi nutritivi, modifiche dell’equilibrio ormonale, modifiche della risposta immunitaria e dello stato infiammatorio di vari tessuti e, quindi, modifiche del benessere delle strutture nervose preposte all’invio degli impulsi.

La crisi emicranica si associa spesso ad astenia, parestesie diffuse (formicolii), dolori all’addome, al torace, alle braccia e a sensazione di confusione mentale; ciò lascia pensare che si tratti di una patologia sistemica.

L’emicrania sappiamo che si manifesta nell’individuo come eredità genetica e come interazione di questa con fattori ambientali. Chi ha avuto uno o entrambi i genitori emicranici è molto probabile che lo diventerà: si stima infatti che circa il 15% della popolazione mondiale, prima o poi, per periodi brevi o, ahinoi, lunghi soffrirà di emicrania.

Molta importanza si dà ai fattori ambientali che sono, peraltro, gli unici, su cui si può intervenire: lo stress, le alterazioni del ritmo sonno-veglia, l’alimentazione e le intolleranze alimentari o le allergie alimentari.

Lo stress vi risulta implicato in quanto stimolo alla produzione di picchi di cortisolo, un ormone cardine nella risposta “attacca o scappa”, reazione di risposta ad ogni stimolo stressogeno ed ormone legato alla risposta infiammatoria contro attacchi da antigeni esterni.

Quando però lo stress è continuo, la risposta diventa incontrollabile ed il cortisolo non è più presente soltanto con dei picchi, ma costantemente. In questo caso tale ormone mantiene uno stato di “infiammazione cronica tissutale ” in cui le cellule sono attaccate da anticorpi, citochine infiammatorie (molecole preposte all’infiammazione) e da cellule infiammatorie (mastociti, linfociti, ed altre compagnucce simili).

Lo stesso effetto si ha in caso di alimentazione ricca di amidi. L’assunzione costante di piccoli o grandi pasti durante il giorno con amidi (il cornetto la mattina, i biscotti a metà giornata, la pasta ed il pane, magari anche le patate a pranzo, la merendina il pomeriggio, il pane di nuovo la sera) comportano tanti picchi insulinici durante il giorno a cui segue uno stato di ipoglicemia reattiva: dopo di che arriva un picco di cortisolo che serve a riportare la glicemia ad un valore compatibile con la vita.

Quindi una dieta eccessivamente sbilanciata verso gli zuccheri sia in quantità, sia in qualità, sia in distribuzione giornaliera favorisce lo stato di infiammazione cronica dei tessuti. Se poi pensiamo che nella nostra vita moderna entrambi gli stimoli sono presenti costantemente…l’emicrania è servita (ci sono anche altri problemi che esulano dall’argomento di oggi).

A questo dobbiamo aggiungere che buona parte di noi assume, senza saperlo, dei veleni per l’organismo: i costituenti alimentari a cui si è intolleranti. In questo caso i due costituenti più frequenti nella nostra dieta sono il lattosio ed il glutine.

Ve ne sono altri, come vi sono altre sostanze che assumiamo con i cibi e che potrebbero scatenare l’emicrania: i vini, i formaggi (che contengono tiramina, un’amina biogena che stimola le risposte infiammatorie). Poi c’è il cioccolato che contiene triptofano, un aminoacido che regola la formazione di serotonina: sostanza che per gli emicranici non è poi questa fonte di benessere, come si strombazza a destra ed a manca.

Andiamo al glutine, che ritroviamo in buona parte degli alimenti che fanno parte della dieta mediterranea (pane e pasta), ma anche come addensante in cibi conservati.

Il glutine è una lipoproteina che proviene dal legame tra due proteine: gliadina (o prolamina) e glutenina. Questa sostanza – presente soprattutto nel grano duro – viene solo parzialmente digerita dalla mucosa intestinale; in alcuni soggetti stimola una risposta infiammatoria che è causa di infiammazione cronica dei tessuti.

Sembrerebbe che i pazienti emicranici che non rispondono alla terapia farmacologica comune abbiano una maggiora probabilità di essere celiaci. O di soffrire di Gluten sensitivity (sensibilità al glutine). Tutto questo spiega perché la sospensione della dieta con glutine ha comportato una regressione delle crisi in pazienti con emicrania resistente ai farmaci.

Nelle risonanze magnetiche dei pazienti emicranici è visibile la presenza di cosiddette “zone iperintense”, segno dello stato infiammatorio. Non mi addentro in valutazioni strettamente neurologiche perché non di mia competenza. Preferisco lanciare il messaggio con il quale invito i pazienti emicranici a valutare la possibilità di modificare la dieta, sempre chiedendo il parere dello specialista di fiducia.

Ai pazienti emicranici consigliamo di evitare i prodotti contenenti glutine: potrebbero infatti non sapere di essere intolleranti al glutine. Consigliamo anche di evitare i picchi glicemici ripetuti, ovvero i pasti frequenti con amidi, sostituendo questi con molta verdura ed una certa quantità di frutta (senza esagerare con la frutta perché contiene zuccheri).

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specialista in gastroenterologia

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